"Papà".
"Ruggero".
"Cosa... te ne pare... di questo... mondo nuovo?"
"How beauteous mankind is! O brave new world that has such people in't!"
"Inteso come Shakespeare o come Huxley?"
"Fai tu, figlio, fai tu".
"Mi spiace averti catapultato qui. Forse dovevo lasciarti in pace. Ma..."
"...va bene così, Ruggero. Stiamo passando più tempo assieme ora di quanto non ne abbiamo passato prima. In che anno siamo? Oh, non me lo ricordare. Non ha neanche molto più senso pensarci, ora. E' tutto relativo, ormai... sh. Mi sembra che una delle piccole pianga".
"Si, vado a vedere, ora."
"Lasciala piangere un poco. Quelle bambine sono anche troppo viziate".
"...il 2052. Dovrei avere nipoti, a quest'ora. Non figlie neonate."
"E io dovrei essere polvere".
"A volte ho paura, papà. A volte disgusto. A volte, sono solo così disorientato... quando vado allo studio mi sembra di trattenere il fiato. Riprendo a respirare solo quando sono qui a casa, con i bambini, con mia moglie. Vorrei che non fosse successo quello che è successo. Vorrei che fossimo a Pedara, a casa nostra. Che i bambini potessero giocare nei campi, e conoscere le mucche e i cavalli e le galline. Vorrei che la mamma gli insegnasse a distinguere i fiori e le erbe, e tu le stelle e i venti. Vorrei che tornassero la sera con i jeans rimboccati e i piedi nudi infangati, e che Medea gli lavasse i piedi e cucinasse per loro i piatti della sua terra. Vorrei che la sera potessimo restare tutti assieme attorno al tavolo di cucina con la radio accesa in sottofondo con la musica classica come piaceva a mamma, a raccontarci come era andata la giornata. Vorrei che Medea avesse solo da pensare ai bambini e alla casa, e io alla terra. Senza feste o processi o tempeste di sabbia o mutanti o inquisizione o..."
"...ma tua moglie vorrebbe...?"
"...si. Io lo so. Lei sarebbe felice. Ogni tanto si vestirebbe elegante e scenderemmo a Catania assieme. Per lo shopping, per una festa. Lei vestirebbe i bambini tutti dello stesso colore. Le piccole nei passeggini, i grandi per mano a quelli di mezzo. Andremmo a passeggiare nel corso, ci fermeremmo a prendere caffè e paste, e poi a teatro, o a cena da amici, o a una festa in qualche palazzo. Incontreremmo gli amici, e lei sarebbe così fiera dei nostri figli e io lo sarei di lei... e sentirei l'odore degli aranci e dei limoni sotto il sole... pensa, papà, aprile, quanti profumi, quanto scalderebbe già il sole..."
"...sarebbe bello, si, Ruggero. Ma non dirlo a lei. O ti proporrebbe uno di quegli..."
"...RV. Si, hai ragione, papà. Metto i bambini a letto e metto su il caffè. Mi aspetti?"
"...non devo andare da nessuna parte, Ruggero".
"Ruggero".
"Cosa... te ne pare... di questo... mondo nuovo?"
"How beauteous mankind is! O brave new world that has such people in't!"
"Inteso come Shakespeare o come Huxley?"
"Fai tu, figlio, fai tu".
"Mi spiace averti catapultato qui. Forse dovevo lasciarti in pace. Ma..."
"...va bene così, Ruggero. Stiamo passando più tempo assieme ora di quanto non ne abbiamo passato prima. In che anno siamo? Oh, non me lo ricordare. Non ha neanche molto più senso pensarci, ora. E' tutto relativo, ormai... sh. Mi sembra che una delle piccole pianga".
"Si, vado a vedere, ora."
"Lasciala piangere un poco. Quelle bambine sono anche troppo viziate".
"...il 2052. Dovrei avere nipoti, a quest'ora. Non figlie neonate."
"E io dovrei essere polvere".
"A volte ho paura, papà. A volte disgusto. A volte, sono solo così disorientato... quando vado allo studio mi sembra di trattenere il fiato. Riprendo a respirare solo quando sono qui a casa, con i bambini, con mia moglie. Vorrei che non fosse successo quello che è successo. Vorrei che fossimo a Pedara, a casa nostra. Che i bambini potessero giocare nei campi, e conoscere le mucche e i cavalli e le galline. Vorrei che la mamma gli insegnasse a distinguere i fiori e le erbe, e tu le stelle e i venti. Vorrei che tornassero la sera con i jeans rimboccati e i piedi nudi infangati, e che Medea gli lavasse i piedi e cucinasse per loro i piatti della sua terra. Vorrei che la sera potessimo restare tutti assieme attorno al tavolo di cucina con la radio accesa in sottofondo con la musica classica come piaceva a mamma, a raccontarci come era andata la giornata. Vorrei che Medea avesse solo da pensare ai bambini e alla casa, e io alla terra. Senza feste o processi o tempeste di sabbia o mutanti o inquisizione o..."
"...ma tua moglie vorrebbe...?"
"...si. Io lo so. Lei sarebbe felice. Ogni tanto si vestirebbe elegante e scenderemmo a Catania assieme. Per lo shopping, per una festa. Lei vestirebbe i bambini tutti dello stesso colore. Le piccole nei passeggini, i grandi per mano a quelli di mezzo. Andremmo a passeggiare nel corso, ci fermeremmo a prendere caffè e paste, e poi a teatro, o a cena da amici, o a una festa in qualche palazzo. Incontreremmo gli amici, e lei sarebbe così fiera dei nostri figli e io lo sarei di lei... e sentirei l'odore degli aranci e dei limoni sotto il sole... pensa, papà, aprile, quanti profumi, quanto scalderebbe già il sole..."
"...sarebbe bello, si, Ruggero. Ma non dirlo a lei. O ti proporrebbe uno di quegli..."
"...RV. Si, hai ragione, papà. Metto i bambini a letto e metto su il caffè. Mi aspetti?"
"...non devo andare da nessuna parte, Ruggero".